L’iperammortamento 2026 è uno degli incentivi più importanti per le imprese che vogliono pianificare investimenti in beni strumentali a condizioni agevolate, facilitando la crescita della propria impresa e la competitività nel medio lungo periodo. La Legge di Bilancio 2026 introduce alcune importanti modifiche.
Non vengono infatti rinnovati gli incentivi relativi al credito d’imposta Transizione 4.0 e 5.0, reintroducendo invece alcuni strumenti fiscali già presenti in passato, tra cui proprio l’iperammortamento. L’obiettivo di questa misura è quello di incentivare gli investimenti da parte delle imprese in beni strumentali 4.0 e beni finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo.
In questo articolo spiegheremo come funziona l’iperammortamento per il 2026, fornendo alcuni esempi di calcolo per comprendere al meglio l’agevolazione.
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Cos’è e come funziona l’iperammortamento 2026
L’iperammortamento è un’agevolazione fiscale che consente alle imprese di maggiorare il costo fiscalmente riconosciuto di determinati beni strumentali nuovi, normalmente legati a Industria 4.0 e al miglioramento delle performance sostenibili. In pratica, un’azienda può ammortizzare un valore superiore rispetto al costo effettivamente sostenuto, ottenendo in questo modo una riduzione dell’imponibile fiscale e, di conseguenza, delle imposte da versare per l’acquisto di un bene.
A differenze di altre misure offrono incentivi attraverso il credito d’imposta, in questo caso l’iperammortamento non porta ad una riduzione diretta delle imposte da pagare, ma consente di dedurre dal reddito imponibile una quota maggiore del costo del bene, pagando di conseguenza meno IRES e IRPEF. Va ricordato che il costo del bene viene maggiorato solamente dal punto di vista fiscale, mentre per quanto riguarda l’ammortamento e l’iscrizione nel libro cespiti, il valore da tenere in considerazione è quello reale del bene.
Le novità introdotte dalla nuova Legge di Bilancio stabiliscono che il beneficio sarà applicabile per gli investimenti effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Le nuove misure diventeranno operative nel momento in cui verranno emanati i decreti attuativi, i quali forniranno linee guida relative a modalità applicative e requisiti tecnici.
In sintesi, il funzionamento dell’iperammortamento è abbastanza semplice:
- L’impresa acquista un bene strumentale 4.0.
- Il costo del bene viene maggiorato fiscalmente.
- L’ammortamento viene calcolato sul valore maggiorato.
- Si ottiene un risparmio fiscale distribuito negli anni.
Iperammortamento 2026: le aliquote
Le aliquote da applicare ai bei acquistati variano in base alla portata dell’investimento. In particolare, le aliquote sono le seguenti:
- Maggiorazione fiscale del 180% per beni fino a 2,5 milioni di euro.
- Maggiorazione fiscale del 100% per beni dal valore tra i 2,5 e i 10 milioni di euro.
- Maggiorazione fiscale del 50% per beni dal valore tra 10 e 20 milioni di euro.
Iperammortamento 2026: esempio pratico
Consideriamo un’impresa che decide di acquistare un macchinario CNC effettuando un investimento di 200.000€. In questo caso, la maggiorazione prevista è del 180%.
Il totale deducibile si calcola con la seguente formula:
Valore deducibile = costo x (1 + aliquota)
Valore deducibile = 200.000 x (1+1,8) = 560.000€
Maggiorazione = 560.000 – 200.000 = 360.000€
Il risparmio calcolato con un’aliquota IRES del 24% è il seguente:
Risparmio IRES = 360.000 x 24% = 86.400€
Il risparmio andrà distribuito negli anni di ammortamento del bene.
Iperammortamento 2026: conclusioni
L’iperammortamento è un’opportunità strategica per tutte le imprese italiane che vogliono investire nell’innovazione tecnologica e nel miglioramento delle proprie performance sostenibili, offrendo importanti benefici fiscali per l’acquisto di beni strumentali all’attività d’impresa.
Inoltre, la misura è cumulabile con altre agevolazioni che hanno ad oggetto gli stessi costi, a condizione che non vengano coperte le stesse quote di costo, portando così ad un ulteriore risparmio.
Per presentare la domanda le imprese devono prenotarsi su un’apposita piattaforma fornita da GSE (Gestore dei servizi energetici), fornendo la documentazione richiesta, che solitamente è una perizia tecnica asseverata per i beni 4.0, la certificazione contabile e la certificazione o dichiarazione di origine.
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